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Tricky-true-truth.

Discrezione a tua

se non incominci poi

finisci presto.

a tu per tu neanche di me,

ma se lei fosse stata

che non era così.

vorresti riprovare.

l’ho visto sul tuo visto,

un giorno d’agosto.

ora sono l’ombra

chiara, io

che non fa rumore.

tu una silente agonia,

ma con le mie ginocchia

so saltare il fiume

e fermare tutte le correnti.

e non caderci

lei rimbalza dove vuole e

quell’altro non ha scuse

ma un mazzo di fiori.

lo porterà a sua madre, presto.

Hope

“In the sea, there lies a treasure. To reach it, he has to dive through a narrow opening. This is dangerous, but down below he will find a companion. The dreamer takes the plunge into the dark and discovers a beautiful garden in the depths.”

The Scream

Piccoli

In quel bus non troppo notturno che per poche indecifrabili scomposte sere li portò nella sua stanza a sud, lei sentì che davvero erano come due bambini. Inesperti, incredubili, indecisi, rapiti, stanchi e meravigliati di tutto. Piccoli. L’estate era lontana, la luce era lontana, il mare… La sua giacca troppo pesante lo copriva dal freddo prima del tempo e la giacchetta leggera di lei le fece sentire che avrebbe avuto freddo in futuro. Lei si appoggiò con la testa alla sua spalla, ma poi si ritirò su bruscamnte. Nel riflesso del vetro vedeva una bambina cocciuta e incosciente, bisognosa di appoggiarsi per quanto incapace a un bambino che forse non avrebbe potuto sostenerla. Le sembrò un bambino anche lui a cui non poteva più suggerire soluzioni, con cui non poteva più ancora giocare che domani, o dopo domani non avrebbe più voluto giocare con lei. Si sollevò proprio quanto a lui era parso naturale che lei si appoggiasse, ma lui non fece in tempo a dirglielo e forse neanche lo pensava. Il vetro davanti a picco sulla strada che al secondo piano di un bus londinese devi proprio fidarti del principio di realtà del guidatore, tanto ti sembra di sbattere ogni momento contro qualcuno qualcosa. Chissà se anche lui vedeva tutto questo? Le luci della strada si rispecchiavano insieme alle facce degli altri dietro le loro spalle che non vedevano. E’ strano vedere i due bambini sul vetro per lei, è strano… Lui non sembra essersi accorto di niente. E’ sempre lui, sbronzo perpetuamente sbronzo e perfettamente presente, ma un po’ meno. Le è sembrato per un attimo soltanto molto distaccato, già lontano preso a cercare qualcosa che non trova, ad andare da qualche parte lontano dove non ci sia lei e il loro gioco.

“Siamo piccoli” le ha detto poi, molti giorni dopo.

“Sono così contento di quello che mi hai insegnato che ci scriverei un libro”

“…Un libro”, ha pensato lei  “…Un libro.”

“Siamo piccoli”  forse sorridendo, ha detto.

Lei non l’aveva ancora imparato e ora le sembra soltanto un sua scusa,

ma si era accorto anche lui, quella sera?

Soy un planeta deshabitado

OBLIVION

Soy una sombra más, un reflejo azul no me ves?
Un fantasma y nada más.
Fue un amor total vibración fatal
Que llegó al final
Y sin pasión dejó de existir
Fuego primordial que se apagó

Soy un planeta deshabitado
Pampas infinitas, donde el alma se perdió
Sin horizontes y sin confines
El sol desapareció.

Es desintegración sobrenatural
Extinción, un eclipse de luz total
Ya todo se acabó
La pasión se fue, el amor pasó
Ahora se tengo que olvidar
Una sombra soy y nada más

Soy un planeta deshabitado
Pampas infinitas, donde el alma se perdió
Sin horizontes y sin confines
El sol desapareció.

(OBLIO
Sono un’ombra in più, un riflesso azzurro, non mi vedi?
Un fantasma e niente più.
Fu un amore totale, una vibrazione fatale
Che arrivò alla fine
E senza passione cessò di esistere
Fuoco primordiale che si spense
Sono un pianeta disabitato
Pampas infinite, dove l’anima si pe rse
Senza orizzonti e senza confini
Il sole scomparve
È disintegrazione soprannaturale
Estinzione, un’eclisse di luce totale
Tutto finì
La passione se ne andò, l’amore passò
Adesso devo dimenticare
Sono un’ombra e niente più
Sono un pianeta disabitato
Pampas infinite, dove l’anima si pe rse
Senza orizzonti e senza confini
Il sole scomparve)

Argentina di lingua

Vaneggi come un povero pazzo e io ascolto.

Non incolume, seppure sembro.

Argentina di lingua ti tirei

un libro sulla testa e te lo dico.

Ma come – hai chiesto – grosso?

Un’enciclopedia, ho detto

ridendo forte come un’ossessa,

ma in silenzio.


So ridere anche in silenzio, sai

e so anche piangere in silenzio.

Ho imparato a non parlare

come fossero segreti, e lo sono.


Ti senti solo più debole, mi hanno detto.

Può darsi, in fondo non cambia niente

e son solo proiezioni che tanto

con un amante, un amato, un cane,

un gatto, o un mialino d’India

dal letto sola ti devi svegliare ogni mattina.

Se anche lui dorme lì accanto

come una placida bestiola

o un orso pacifico non cambia molto.

E non è vero.


Anch’io ti bacerei – ho detto,

ma non posso capire tutto

e dunque non ti bacerei,

ma solo per procura – si capisce…

non per mancanza di voglia.

time’s labyrinth

“There was once a very lovely , very frightened girl. She lived alone except for a namelss cat.”

(0:09/ 1:50 in moon river-breakfast at tiffany in

Corde per dirupi.

Nel fondo della notte si amarono come due esseri su un dirupo scosceso, ma poi lui vendette le corde al mercato nero appena rientrato in città e lei ancora tiene le sue dentro la valigia.

Si spogliarono e si baciarono a lungo. Lui sembrava esser venuto con corde da alpinista e non temere le vertigini e lei come una folle che avesse pieno controllo di sè aveva messo un tempo tutte le corde che aveva nella valigia, prima di partire ma si era dimenticata di annodarsele addosso. Si amarono sul dirupo a pochi passi dal vuoto, senza chiedersi che cosa significasse il tempo e se sarebbe mai continuato, se aveva un senso o se davvero era inconsistente. Il dirupo era a due passi ma nessuno dei due voleva caderci. Continuavano a trattenersi a vicenda e si aggrappavano virulenti all’altro per non farlo cadere. Una pena mortale, un cielo plumbeo che poteva sprofondare con un gran tonfo. Molti giorni prima avevano battuto tutta la scogliera, per mano ridendo. Sembrava che tutti i raggi del sole e tutta l’acqua del mare ingannassero quelle rocce aguzze e selvagge, quell’altezza incatevole e pericolosa fin dove si erano arrampicati come due ingenui bambini.Nel buoio fitto della notte con una sola debole luce oltre la tenda blu, lei pianse e senza poter dire una sola parola si accorse che era a due passi dallo strapiombo e lo sentiva. Aggrapata al suo corpo rimase immobile come una foglia. Lui, sentendo il corpo di lei benchè nessuna parola, prese a toglierle  le lacrime dagli occhi con la lingua, con un bacio deciso, dolce e sensuale. Lui sentì l’abisso tramite il corpo di lei e le disse: “Non piangere, abbiamo le corde…” e l’ha amata.

Ora lui ha scambiato le sue corde a qualche festa e lei non trova le chiavi della valigia.

Gentile per procura

Le scrisse con la freddezza scomposta di chi e’ gentile per procura.
Uno “spero che ci rivediamo in un’altra occasione”. Ma si’, ma per che’ no.
Questa volta non avrebbe piu’ fiatato. La fiducia si spezza facile se il filo debole e gli occhi stanchi.
Si puo’ sbattere contro il muro senza perdere la vita. E’ eterea come una nuvola, lei adesso. Passeggia solitaria tra la gente e non vede nessuno.
Il suo piccolo mondo confuso tra le luci di Oxford Street . Lucine piccolissime che pendono da un edificio come una cascata,
l’ultima luminosa dispendiosa eccessiva pubblicita’ della citta’, non di meno la piu’ bella – forse.
tira sui l cappuccio mentre la su aborsa sbatte contro qualcuno che non si gira.
“Ti ringrazio del pensiero” ha scritto, comesi fa tra vecchi conoscenti, tra sconosciuti dimentichi.
Desiderare di vederlo e’ un pensiero gentile.
“Spero di non vederti mai piu’” ha pensato Olga con l’occhio iniettato di sangue, ma sapendo che si ferira’ solo lei.
Le cose finiscono senza aspettarselo.
Lei non se lo aspetta quasi mai e resta sempre stupida, confusa, ferita.
No, lecosefiniscono perche’ si vuol farle finire
e non si desiderano piu’.
Essere la donna di Ghiaccio non e’ proprio facile, ma passeggia tra la gente che non la vede
e cerca di guardarsi da se’. Non e’ difficile vedersi.
Perche’ che sei da sola, lo senti e ci devi essere. Il vuoto non e’ di chi e’ andato via, ma solo tuo.
Allora Olga, le hanno detto i vetri della cabina rossa
“Cosa desideri tu? Cosa desideri veramente?
dov’e’ il tuo bene? Lo vedi? inseguilo!
Perche’ non ci pensi mai a questo, perche?”

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