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Affogare

E stasera torna a casa e

pensa pure che non vedessi

l’ora che mi dicessi addio.

Hai alzato la bandiera allora,

ma è già lontana.

Non posso dirti abbassala

perchè da lontano

non mi vedresti.

La mia stanza è una cella di isolamento

con fuori tutto il mondo

- tranne te,

la mia stanza è un covo di ragni

che mi mangiano la testa

e bevono le lacrime.

Io sono la donna di Ghiaccio,

ho sterpi in mezzo alle gambe

e catene alle caviglie,

ma cammino come una farfalla.

Io sono la donna di Ghiaccio

e basta un soffio a farmi sparire.

Quel che mi appartiene resta con me.

Quel che non mi appartiene se ne andrà da sè.

Talvolta le correnti sono favorevoli

e basta stare fermi nella barca

guardando il sole,

talaltre sono torbide e insondabili

come gorghi

e bisogna remare per non affogare.

Mancanza

“Quando ad una persona non appartieni più

e te lo dice francamente,

puoi solo sperare di appartenere ancora a te stessa

e sentirti comunque ancora in buona compagnia.”

Spilli

Era ancora sorda e cieca, ma le ho sentito dire nel sonno queste parole…

“…Io amo il Pellegrino come la luce

chiara della nostra alba di Settembre

L’ombra è prona adesso

come un odioso malcontento

su di noi nudi la pioggia fredda

continua a ferire.

Per mano camminiamo ebbri

in mezzo a un deserto di rose

che al primo angolo

è  mutato in cenere.

Per mano camminiamo ciechi

in mezzo alla nebbia come bambini

in coppia cercando una strada

dismessa dove stare tranquilli.

Io amo il Pellegrino

perchè è splendente com un mattino

anche se adesso è buio attorno

a lui e anche a me.”

Stordita ha detto anche che non

sopportava più addosso questa pioggia

fina come fontane di spilli.

La gerbera (23.10.09)

C’è sempre un fioraio nelle stazioni più grandi di Londra. L’aveva notato spesso, tempo fa ed oggi aveva capito perchè.

E’ andata a Victoria Station quasi un’ora prima.

Lei sempre così ritardataria, in giro dovunque senza orologio, con minuti che sono approssimativi e il tempo che si dilata fino a sfumare in qualcos’altro; perchè il tempo – lo sa – non è altro che un momento e poi un’immobile attesa prima del movimento seguente – per un’altra attesa.

Vuole ancora comprare un mazzo di fiori, uno di quelli che si vedono sotto braccio a tante persone in giro per quella sotteranea, misteriosa e sconcia città che è il labirinto della metro di Londra. Uomini vestiti di tutto punto, scie di profumo che potresti svenire o ragazzi dalla faccia pulita con calzoni sfuggiti e strettissimi a passeggio sulle loro scarpe di cuoio e il loro mazzo sotto braccio. A Olga è capitato molto spesso di guardarli e chiedersi dove stessero andando, ma avrebbe voluto seguirli, vestiti bene o no. Qualcuno forse sarebbe passato prima per casa, qualcuno dritto all’appuntamento in una piazza notturna, altri ancora invitati a cena, chissà… Olga voleva comprare un mazzo di fiori per il Pellegrino. Si sarebbe sentita poi come una di quelle figure che aveva tante volte sfrecciare per le scale della metro.

Quando è tornata a casa – ma prima che arrivasse la sera per andare a Victoria Station a prendere il suo amato ospite – pur prendendo il numero giusto dell’autobus, non ha letto che era quello che si ferma tre o quattro fermate prima di casa sua. E’ scesa suo magrado e aspettando il bus seguente è entrata a cercare dei fiori, perchè la non pianificata fermata corrisponde al centro commerciale.

Ancora tre ore e abbraccerà il Pellegrino, forse.

Senti lasciami spazio” le ha detto giorni prima “non farmi domande… ” – una sepcie di non soffocarmi d’affetto o d’amore, non so se ne vorrò, non se te ne darò.

Ha paura…!? Ha pensato Olga. E sia, allora… che abbia pure paura, tanto lui ocvme difendersi, lo sa.

Olga non ha mai messo paura a nessuno, però! O sì…? Sì, a qualcuno.

Già al supermercato vorrebbe comprare un mazzo di fiori, insomma. Prende lo yogurt, una bottiglietta d’acqua per il viaggiatore e pensa e ripensa se prendere questo mazzo di fiori o meno.

Lui è stato chiaro e lei si sente di colpo imbarazzata. Imbarazzata con lui? Da quando? Era il suo compleanno giorni fa. Un mazzo di fiori? Ma no, è troppo da innamorati e lui non saprebbe che dire… , ma forse stavolta neanche lei! Sarebbe troppo melenso, un mazzo di fiori… E sarà poi davvero innamorata?

Come si esprime la gioia, allora? La gioia di vedere qualcuno?

Gli si apre le braccia quando si vede. Così farò, ha pensato Olga e al supermercato ha rinunciato al melenso mazzo di fiori.

Dopo l’imprevista sosta al supermercato è tornata a casa, si è vestita ed è uscita di nuovo per andare alla stazione Victoria. E’ andata quasi un’ora prima. Ma sì è vero, la metro a volte è chiusa e il modo per tardare c’è sempre! Non vorrei farlo aspettare, pensa Olga. E non l’ha fatto aspettare.

A London Bridge ha visto un fioraio, però. Mazzi appoggiati a terra che coprono i vasi e tutto sembrava una specie di parete di fiori aggettata al chiosco. Rose, no. Un mazzo intero, no. Ci vorrebbe un girasole, ma l’estate è finita! E’ passata, è andata via di colpo serrando la bocca tempo fa. Ora la vede in questi fiori silenziosi prima dell’angolo.

Se le regalerò un mazzo di fiori mi riderà in faccia oppure non lo vorrà. Poi che se ne farà? Lo terrà in camera mia a guardarlo? Pensa Olga, ma non sarà venuto fin qui per questo…

“Lasciami stare, io ho bisogno di tempo…” le ha detto qualche giorno prima di  venirla a trovare “…E non farmi tante domande…”

Intendeva, forse,  non soffocarmi con il tuo bene?

Quale bene? Amore? Bene? Cos’è l’Amore?

Non porto a tutti fiori alla stazione!! O sì? si è chiesta Olga guardando la ragazza bionda dalla faccia un po’ assente dentro al chiosco fiorito.

“Non porti a tutti fiori alla stazione!” ha detto lì vicino il vaso bianco con le gerbere dietro alla fioraia!

Una gerbera! Ha pensato Olga: Questo volevo!

Quanto viene una?” ha chiesto Olga.

“Un pound e cinquanta…”

Olga ha fatto cenno con la testa e ha detto di volerla.

…Che colore?”

… Rossa” ha risposto guardando.

Una gerbera rossa voleva, infatti.

Gliela darà tra le mani a Victoria Station e poi dirà al suo Pellegrino di staccare tutti i petali e scoprire se l’ama.

Ma non gliel’ha detto, perchè sarebbe stato sofforcarlo. E poi tanto, lei,non conosce la risposta! e lui non ha mai fatto questa domanda.

La gerbera adesso è in una bottiglia di vino vuota che lui le ha portato e che poi si sono scolati, ubriacandosi come loro buona tradizione.

Pleasure!

Voglio dirti che

una volta al giorno quando sono qui

piango piano

che’ non son costi’.

Non parlo, non dico

ma penso e guardo

e cerco di chiudere gli occhi

ad occhi aperti,

fissi in un punto che non trovo,

costi’.

 

 

Succede che all’inferno qualcuno perda anche la pazienza.

Alla fermata l’autista si e’ di colpo rifiutato di continuare, visto che un uomo con un giacchino grigio come il suo incarnato stava oltre la linea valicabile in cima al bus ostruendogli la vista. Ha fermato il bus e la gente ha sbuffato; qualcuno si e’ lamentato, qualcuno si e’ appena svegliato, molti si sono messi ad imprecare perche’, a quanto sembra, l’uomo era nel giusto e anche l’autista, proprio come in tutti i diverbi di questa terra! O qualcuno scende, o il bus non riparte..! Una donna grida “Guida presto, dai… veloce!” Un altro “Parti!” Nel diverbio l’uomo si lamenta che non potra’ prendere un altro bus dopo… Un altro uomo e’ sceso, ma ha detto all’autista che era in torto. Olga – pressata ormai ben oltre la linea fatale ma solo dalla fermata precedente, ma colpevole di essere stata fin’ora sul ciglio della linea consentita e per giunta non aver capito (due fermate fa) le parole dell’autista che le dicevano di scorrere – alla fine e’ scesa. Il diverbio continuava troppo e quell’atmosfera asfissiante! Il cnese con l’occhio di vetro non e’ sceso; con il suo golf a toppe pitonate e quello sguardo pieno d’oppio la sua busta in mano come fosse un fiocco. E’ stato davnti a Olga fino alla fermata appena lasciata. Prima poi, Olga, appiccicata al cinese e a una ragazza dalla giacca bianca, si e’ persino scambiata il numero di telefono ocn questa ragazza, italiana anche lei. Le ha dettato il numero al volodue fermate fa chiedendo in extremis all’autista se le avesse aperto la porta davanti. L’autista ha sbuffato, prima ha fatto finta di non sentire, poi ha di nuovo sbuffato e alla fine ha apeto. E’ uscita sorridendo e Olga non conosce nemmeno il suo nome; oggi ha scoperto persino di aver lasciato la busta marrone cehe aveva in mano e su cu aveva scritto I numeri in un carrello a mano del supermercato ieri sera e non sa se trovera mai quel numero e potra ricontattare la ragazza. Chiamami! Le aveva detto. E Olga ha sorriso. Due fermate dopo Olga e’ scesa a causa del diverbio, proprio quando ormai anziche’ sulla linea poteva stare invece scomodamente in piedi, ma con quel tanto di spazio sufficiente da girarsi intorno. Ha provato a scorrere durante il diverbio, per evitare quel che dieci minuti prima era capitato anche a lei: star pressata sulla linea Maginot e risvegliare tutte le ire che, a torto e a ragione, l’autista ha accumulato da ore, giorni, forse anni, o tutta la vita!

Olga e’ scesa e ha preso il bus seguente; numero 21, questa volta. Puo’ persino scrivere, ora. Ma appena tira fuori il suo taccuino viola entra una ragazza che ha orecchie tonde e sporgenti come una specie di pipistrello e, appena seduta, comincia a mandare un gran puzzo di aglio. Deve averlo ruttato, probabilmente… (cosa alquanto disgustosa…)  e sembra continuare. Davanti a Olga, una’altra ragazza, nera e seduta sul suo momentaneo Inferi-bus, odora di vaniglia. Sarebbe un buon odore di colpo qui nella grotta-mobile, se non fosse per il pipistrello.

L’Inferno era questo, cambiare traghetto perdendo la pazienza e sentire un forte odore di aglio misto a vaniglia.

(chat)
oh, ma ci sei?
…………
………….
………….
“segnali di vita nei prtoni e nelle case all’imrbrunire… le luci fanno ricordare- e -e -ee… le meccaniche ce-le-sti…”
cielo grigio a londra, oggi
se a londra ci fosse il sole sarebbe la citta’ perfetta,
ma se ci fosse il sole non sarebbe cosi’
perche gli inglesi sarebbero tutti diversi!!

E bravo Yo-Yo Ma!!!!

Thanks to be you.

Grazie alla signora L. per aver fatto il P.!

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