La casa venne svuotata in una giornata. La ragazza aveva impacchettato tutto: tele, conchiglie, cuscini, trapunte e colori, le sue stoffe e i quadri indiani appese alle pareti.
Olga l’aveva guardata impacchettare quelle cose soltanto il giorno precedente, ma in pratica neanche quello perchè alle due del pomeriggio era prima uscita per incontrare un suo amico che aveva quasi sempre bisogno di vedere e poi era corsa subito in un’altra città per portare una rosa rossa al suo amante che, vista la rosa, lei e il loro concomintante e strano estatico momento, cominciava già ad essere il suo amato.
Quando rientrò a casa, quella mattina, la ragazza era ancora alle prese con le ultime cose. Olga dovette sgomberare la sua mensola al più presto perchè anche quella doveva essere pulita quanto prima. Poi terminare la valigia, sfare il letto.
La ragazza sarebbe partita con un camion per tornarsene al sua città natale. Aveva bisogno di un grosso camion perchè tra le sue cose meravigliose c’era anche il resto di un pianoforte a coda, il coperchio, precisamente, che teneva appoggiato e stanco in uno studio di pittura che aveva affittato molto tempo fa. Olga, entrando in casa quella mattina dopo aver dormito fuori, trovò la ragazza alle prese con la ricerca di questo camion e la caccia spietata atutti i fogli per entrare in città. Stava persino discutendo quasi animatamente – lei non sembrava mai perdere la calma – con il suo ragazzo che adesso sembrava molto esagitato, perchè la festa che c’era dentro la città complicava un po’ il transito. Olga fu salutata solo dalla ragazza, mentre il suo fidanzato stava imprecando al telefono. In mezzo ai pacchi ammucchiati vicino alla porta, la ragazza svuotava i ripiani del mobiled ella cucina, riponeva il bollitore e sceglieva le tovagliette americane da riportare a casa sua.
Alle sei del pomeriggio la casa era diventata di colpo vuota. Olga se ne accorse quando anche l’ultimo scatolone fu portato in fondo alle scale. Senza neanche sapere perchè, aveva aiutato quella prodigiosa ragazza a traslocare. E quella sera stessa doveva trovarsi anche un’altra casa: Olga non sapeva bene domani che cosa avrebbe fatto e si mise pazientemente ad aiutare la ragazza come fosse stata un’ottima scappatoia.
Lo scatolone più pesante fu affibbiato al giovane che avrebbe guidato il camion. Olga lo guardò in cima alle scale e gli disse con impertinente gentilezza: “A cosa servono sennò i muscoli degli uomini…??!”.
La sua amica sorrise annuendo.
Ma da quella sera, anche Olga avrebbe dovuto sloggiare. “Cerca di lasciare tutto perfetto” le aveva detto la ragazza.
Avrebbe dormito un’ultima sera in quella casa vuota senza la ragazza – la sua coinquilina e la mattina dopo avrebbe dovuto trovare un’altra sistemazione.
Avrrebbe dormito insieme alla sua valigia confusa per terra, alle borse ammucchiate, una busta di plastica con viveri in scatola e qualche mobile di colpo svuotato, atono, immobile come unica compagnia.
Avrebbe voluto chiamare il suo così detto “amato” e dirgli: “Vengo da te per il prossimo mese, hai nulla in contrario?”.
Ma non lo fece.
L’armadio viola, con un baule in cima e il divano paffuto coperto da una coperta giallo ocra, la finestra appena accostata della cucina, vedova del basilico spoglio regalato alla vicina, sembravano ancora ingombranti signori in silenzio.
Le mensole bianche tutte pulite e spaziose avrebbero accolto tra pochi giorni nuove cose di al tre persone. I materassi nudi e le lampade tutte staccate a celebrare una specie di pausa da interregno.
Olga avrebbe dovuto fare di nuovo il letto prima di dormire e dire che l’aveva disfatto alle tre del pomeriggio. Decise che per quell’ultima notte avrebbe dormito nel letto della coinquilina che, essendo più grande, doveva essere più comodo.
Dopo cena – un barattolo di ananas, che fu l’unica cosa cucinabile in una casa in cui non poteva più usare i fornelli – Olga si è seduta alla scrivania. La vicina vedendola dalla finestra l’ha chiamata forte e le ha detto: “Ehi, Olga…? Sei rimasta sola…? Sei rimasta sola? Stasera dormirai da sola con i mobili… solo tu e i mobili…!” Olga ha sorriso, perchè stava appunto riflettendo su quella cosa e la vicna in tre parole le aveva squaternato tutti i suoi pensieri. Olga ha sorriso e ha detto: “Eh, sì proprio così!”
E si sono messe a parlare d’altro.