
Abitava nel portone di fronte, prima – tanto tempo fa. Due portoncini marroni: uno di fronte all’altro, impettiti come sentinelle. Un tempo saliva la rampa di scale e entrava nel portone sul lato destro, poi per un mese è entrata in quello sul lato sinistro.
Adesso, invece – da domani – dovrà andarsene via da entrambi.
Un tempo, a volte, lei guardava dalla finestra e vedeva una ragazza dipingere o disegnare initerrottamente, dentro la casa sul lato sinistro.
Questi giorni passati, invece, dopo più di un anno, ha dormito con la ragazza che dipingeva e che un tempo guardava dalla finestra; da un mese ha condiviso la stanza con lei certi giorni hanno pranzato e cenato insieme. Quest’ultimo mese la ragazza che dipingeva è stata la sua conquilina.
Questa sera è la sua vicina a guardare lei che scrive in una casa vuota, mentre fuori piove. Il temporale ha interrotto i festeggiamenti della città che, di questo periodo, diviene pazza. Fiumane di gente che osannano un cavallo, accompagnato a sfilare perla città e condotto in piazza come fosse un santo, perchè sì, vinca e faccia loro onore dinanzi a tutta la città: li faccia cantare tutta notte fieri di essere i più illustri della città.
Residui medioevali di cui una città va ancora a testa alta, pensa Olga, che vede solo molta convizione, molto entusiasmo e molta felicità – in tutto quello. Sorrisi, canti, occhi sgranati, gioia, rancori – basta essere solo felici, esser dentro a un orizzonte di senso che porta tensione e poi serenità. O viceversa. Un senso, però. Un senso – che manca quasi sempre, oggi.
Ormai la finestra della sua vicina, la finestra da cui un tempo guardava la ragazza dipingere, è buia. Olga vede i lampi della televione… dietro una tenda bianca. Molte volte ha scansato quella tenda tempo fa, o socchiuso la finestra, perchè quella finestra dà sulla cucina e molte volte Olga è stata in cucina a studiare, cucinare, o anche solo parlare con la sua amica. E molte volte Olga ha spostato quella tenda.
Lei è ancora lì, bianca, come una trama di rete paziente che non si è mossa e anzi è stata paziente ad aspettare lì. E alla fine Olga, alla fine un giorno è tornata per guardarla da un altro lato, quella tenda.
Guarda sé, adesso, da un altro lato. Quel lato che non c’è più e c’è ancora – dietro la tenda, oltre la tenda, fuori dalla tenda e che arriva fin dentro la stanza vuota dove ora Olga scrive. Fin dentro Olga che scrive, saltata da un lato ad un altro come una agile scoiattolina.