Camminò a piedi fino all’appuntamento. T. aveva riservato un tavolo vicino Brick Lane, perché lei diceva “se non hai vissuto ad east, non sai cosa ti sei persa”. Olga aveva piuttosto rinunciato a dare giudiczi perché ogni posto e ogni cosa dipendeva da come la si viveva, anche se certo l’East London era davvero particolare… Nonostante questo infatti fin da quando era arrivata a Londra due anni fa, aveva puntato dritta all’east senza mai aver capito bene perché. Nella sua prima breve permanenza era andata tutte le domeniche a Brick Lane – spesso a gironzolare da sola come uno spretto e in fondo poi tutto quel vintage e tutti quei vestiti strani e quella gente conciata in modo piuttosto stravagante non facevano parte della sua natura. Le era sempre piaciuta la lunga strada di Brick Lane con il selciato appunto e le scritte in indiano sotto il nome inglese, i mattoni e quelle insegne blu e ora che finalmente si era anche messa a leggere il libro – Brick Lane di Monica Ali – le sembrava a volte di vedere in quelle donne coperte ein quegli omini con la sottana bianca i personaggi del libro che aveva comprato prima di ripartire dopo quella breve permanenza. Quel libro poi spesso se lo era portato con sé, anche se non era riuscita a leggere solo dopo molto tempo. Ancora non l’aveva finito, ma poiché del resto raccontava la storia di una donna indiana data in sposa dal padre a un uomo che viveva a Londra senza averlo mai visto prima e di come lei dai campi verdi della sua terra era finita tra i mattoni e i grattacieli della City addossata al suo quartiere, aveva sempre voluto leggerlo. Andare ogni settimana a Brick Lane per quei mesi, nonostante abitasse dall’altra parte della città e spesso fosse presa in giro da Erre e dalla sua compagna di camera – che ora poteva definire una cara amica – le era valso di fare un incontro che l’aveva dovuta fare girare di forza senza sapere come e perché. Brick Lane era anche quello per lei, non solo ma anche quello - forse in realtà soprattutto quello – quella voce apparsa dal niente che chiedeva che aveva chiesto…“Ma come hai fatto a riconoscerci?” e una vibrazione fortissima del suo corpo. Ora viveva lì vicino, vicino a una via piena di stanze con istallazioni e gallerie e un’officina di riparazione dei taxi neri di Londra, dove due anni prima era capitata per caso, proprio vicino al canale.
Andò all’appuntamento camminando per tutta Betthaln Green che quasi in fondo fa una curva leggera e poi incrocia Brick Lane. Aveva lacrime che stavano per cadergli a terra lungo la strada e camminando con i suoi tanghi nelle orecchie ed evitando di urtare la gente e spesso senza guardare bene nessuno, ma un punto nel vuoto o di tanto intanto le insegne dei ristoranti per cercare quello giusto, arrivata all’appuntamentoi si riconcolse. Accese la sua sigaretta aspettando fuori la comitiva, la fumò gardando la lunga strada di Brick Lane perché il ristorante era appunto proprio all’incrocio all’attacctaura della strada e in mezzo a quel fracasso si chiese ancora una volta che ci facesse lì. I colori della strada e della gente erano però un puzzle movimentato e impazzito. Le bancarelle e gli oggetti incomprabili, roba vintage, le insegne bianche e rosse e quelle con le luci…Tutto sembrava sempre lasciare che il resto delle cose succedesse accettando con pazienza il proprio posto, orchestrato e causale come quella strada.
Dopo poco era arrivato Charlie. Si salutarono in modo caloroso e poco dopo le altre non tardarono ad arrivare. Iniziava il pranzo di saluto della ragazza di Taiwan che alle nove dell’indomani sarebbe tornata in patria… – Beata lei???

