La mattina che è andata là è scesa dalla metropolita e ha cominciato a guardare la sua cartina per capirci qualcosa. Ovviamente l’idea che si è fatta sul ciglio di un semaforo pedonale sul grande snodo dell’incrocio di Angel - l’idea su quale strada appunto avsse dovuto imboccare – era l’esatto contrario della direzione giusta e in reltà più guardava la cartina e più l’idea diventava vaga. In quei casi – cioè praticamente quasi in tutti i casi – lei semplicemente chiede, specialmente se non ha troppo tempo. E’ entrata in un’agenzia immobiliare in un angolo e tra le diverse facce sedute dietro a una scrivania ne ha cercata una con gli occhi. Alla prima che ha risposto con professionale curiosità al suo visto in cerca di una domanda, ha chiesto il nome della via. Era un indiano in giacca e cravatta che con in mano la cornetta del telefono un poco appoggiata alla spalla destra è stato molto cortese con lei circa l’informazione. Quella mattina Londra sembrava un po’ meno burbera del solito, ma sotto quella faccia solare – c’era il sole effettivamente e se non avesse saputo che fosse Gennaio non avrebbe decifrato la stagione – poteva sempre nascondere qualcos’altro. Le capitava spesso a Londra di non sapere dove fosse e di perdere la cognizione del tempo mentre camminava, ma era Gennaio e a stare un po’ più attenti c’era un frescolino poco simpatico che presto in poche ore si sarebbe persino tramutato in una specie di ghiacciaia da tramontana senza vento. Una folla camminava caotica da pertutto molti attraversavano prima del rosso, nell’intercapedine temporale che il passaggio di una macchina appena passata lascia appena dopo che un’altra in lontananza debba ancora arrivare e così che, per quando il pedone traverserà la seconda macchian non sarà ancora arrivata. Dalla grande strada che Olga deve imboccare al di là dell’angolo dell’agenzia e oltre il grosso incrocio – una strada larga che ora per un attimo è perplessa anche di prendere nonostante l’indicazione – sta arrivando un grosso camion uno di quelli che hanno dietro un rimorchio che si può autosollevare e scaricare in genere materiali inerti per i canteri. In lontananza sembra un camincino di ferro di quelli con cui giocava suo fratello da piccolo, di quelli che lui le prendeva in mano e immaginava di guidarli, forse. A lei questo pensiero non era mai venuto e non li aveva neanche mai capiti loro – i maschi – a fare di questi giochi… Il cassone era giallo, il muso bianco sporco, forse beige. Olga l’ha guardato avvicinarsi e farsi sempre più vero in quella mattina strana. Alla fine della starda che poi ha imboccato dopo una lunga fila di case biache a schiera e un pub di angolo Olga ha trovato il numero dell’uffico e il nome giusto. Essendo appena dopo un Tesco, Olga visto che è in anticipo è entrata e ha compraot fazzoletti di carta. Son diverse settimane che deve comprarli e così di colpo stamani si è ricordata. Appena prima dell’appuntamento ha indossato le sue scarpe nere con il tacco – che è vero quando le mette sembra tutta un’altra. E’ entrata nel portone blu e ha fatto il suo colloquio. Nessuno di loro sa che porta quasi sempre e solo polacchine marroni e che l’anno scorso appena arrivata a Londra erano così lise che sotto c’era venuto un buco. Ora ne aveva un paio nuove che erano già divenute quasi vecchie. All’usicta dal colloquio è andata a sedersi alla fermata del bus che neanche farlo a posta è proprio lì di fronte appena un po’ a sinistra, senza neanche attravbersare la starada. Si è seduta ha tirato furoi dalla sua grade borsa la custodia dei suoi tacchi estraendo da lì le sue polacchiene. Suduta così sul ciglio del sedile rosso della fermata che per semplicità è solo una tavola stretta, tanto per non far troppo riposare le persone che sapttano… – gli inglesi son gente pratica e ad asptettare ilbus non devi starci mica tanto, in fondo… cosa non sempre vera neanche qui ed Olga sarebbe subito pronta a ribattere anche questo – insomma seduta sulla tavola rossa si è tolta la sua scarpa col tacco e ha inflato prima un calzino, poi la scarpa e poi guardando per un attomo la coppia di scarpine nere appollaiata accanto a lei serenamente per terra come quaglie, ha infilato anche la seconda polacchina. Mentre faceva questo, occhieggiando ai calzetti di lana, alle sue quattro scarpe e alla strada poco dinnanzi al suo naso, un bus si è fermato appena poco pirma, a un metro da lei. Ha scorto così un’autista – un uomo nero in rasta splendente nella sua divisa giallo fosforescente – guardarla ridendo come avesse visto uno spettacolo. Atena Niche si allaccia la polacchina, siamo nel post-moderno dopotutto, ma lei certo non é una dea anche se sì certo sarà pur sempre vero che vedere mettere un calzino di lana grigia sopra una calza fina dopo aver tolto una scarpa col tacco, deve essere a tutti gli effetti, per un uomo, una specie di ferita al cuore. Sarà per quello che l’autisa ride con tanta tenerezza? Lui continuato a sorriderle, deve averla guardata in tutto il suo cambio, in reatà – ora che Olga ci pensa perché il bus è arrivato appena mentre toglieva le scarpe dalla borsa, ma lei era presa e non ha girato la testa a destra subito per il bus, ma a sinistara dove statva la borsa e le scarpe a terra. Olga ha sorriso soddisfatta al suo piede – sara di questo che ride invece l’autista? – specie quando ha finito di allacciare la seconda stinga – tutto affare di un minuto… forse due – e l’autista continuava a guardarla con una tenerezza che Olga non pensava neanche di essere lei. Ha pensato alle sue scarpe da tango – alle sue lezioni di tango in cui a un certo punto molte delle ballerine più avanzate lasciano i loro sandali da esercitazione e indossanno le scarpe vere. Certe donne sono belle quando mettono le scarpe, altre lo fanno senza nessuna cura e altre ancora non puoi neanche accorgerti che lo abbiano fatto; entrano si siedono, mettono le scarpe cme se si togliessero un golf mentre parlano o pensano o dialogano. L’autista ha continuata a guardarla come se stesse guardando qualcosa di divertente – e almeno qualcosa di buono oggi Olga l’ha fatto, se questo almeno ride e ha una giornata più leggera chè a guidare per Londra deve essere un incubo – e lei anche ha sorriso sinceramnete – sorrisi che, come insegna il maestro buddhista, sono tanto sulla bocca che nel cuore. Lui anche doveva pensarla così perché nel ripartire e continando a sorriderle ha suonato il clacson del bus per salutarla, Olga ricambiando ovviamente. Poi, alzandosi dalla panca rossa ha pensato che solo a Londra può capitarti di toglierti i tacchi a una fermata del bus ed essere salutata con tromba bitonale di un autista che neanche conosci.
Ora si ricordava che ieri notte era in lacrime come un piccolo sassolino perso in fondo a un bicchiere e stamani invece togliendosi i tacchi, un autista invece… Ma ora doveva solo tornare a casa, ritrovando la strada dentro le sue polacchine.


Bellissima, una perla.
…grazie Doratrice, menomale ci sei te!!
xxx
(…ma lo sai… mi è successo davvero?! )
Non avevo dubitato della veridicità della storia, era così vivida.
Fortunato quell’autista che raccoglie sorrisi.